Il sistema di svezzamento dei capretti deve essere scelto valutando diversi fattori: tipologia di allevamento (biologico o meno), risorse di reddito aziendale (se produzioni diversificate o specializzazione in trasformazione casearia), dimensioni della mandria, possibilità economiche aziendali…Indipendentemente dal sistema di svezzamento scelto, la priorità rimane comunque il monitoraggio della salute dei capretti.

Della dott.ssa Chiara Pulin

Svezzamento dei capretti: le opzioni.

Una delle decisioni più importanti da prendere sull’allevamento delle nuove generazioni è il sistema di svezzamento, che può essere naturale o artificiale.

Nel caso del metodo biologico, viene richiesto per legge quello naturale, perché non è concesso l’uso del latte in polvere (Art. 20 reg. CEE 889/08), il che comporta la perdita del latte da poter trasformare. La quota di capretti da svezzare in modo naturale, allora, potrebbe essere limitata a quelle che rappresentano la rimonta interna e che saranno vendute/i ad altri allevamenti bio. Certo, viene meno la possibilità di certificare tutti gli altri, siano essi macellati o venduti.

Per tutti coloro che allevano secondo metodo convenzionale o che semplicemente non sono certificati biologici, il dilemma resta ancora da risolvere. Vediamo allora quali sono i pro e contro di ogni metodo.

Sistema di svezzamento naturale.

Tendenzialmente, i capretti allevati sotto madre raggiungono più rapidamente il peso da svezzamento (16kg) perché iniziano prima ad interessarsi agli alimenti solidi, grazie all’emulazione delle madri, e hanno una minore incidenza di problematiche intestinali.

Dal punto di vista gestionale, si è facilitati, perché è prevalentemente la madre ad occuparsi del piccolo. All’allevatore non rimane che controllare costantemente che tutti abbiano mangiato, che siano in salute (soprattutto per i rischi connessi alla convivenza con gli adulti) e che le mammelle delle madri siano svuotate correttamente.

È un tipo di svezzamento eseguito soprattutto nei piccoli allevamenti, dove si ha di norma maggiore riguardo per l’espletazione dei naturali comportamenti specie specifici, ma soprattutto dove la diversificazione aziendale permette di rimandare le entrate economiche derivanti dal formaggio.

È fondamentale che sia creato un box destinato esclusivamente ai piccoli, con accesso diretto a quello delle madri (all’occorrenza chiudibile) che può essere attraversato soltanto da loro.

Dopo circa 30 giorni di vita, si iniziano a separare i piccoli dalle madri durante la notte e a liberarli dopo la mungitura mattutina (in modo da iniziare ad utilizzare il latte).

La separazione definitiva si avrà intorno i 60 giorni di età ad un peso auspicabile di 16 kg, momento nel quale ogni capretto dovrebbe assumere almeno 200 g/d di mangime (o meno, in relazione al tipo di allevamento), oltre a fieno di ottima qualità a volontà.

capretto di razza saanen

Sistema di svezzamento artificiale.

Tipicamente usato negli allevamenti medio-grandi per la possibilità di utilizzare fin da subito il latte a fini caseari.

In questo caso viene predisposta un’area dedicata esclusivamente ai capretti, lontano dai box delle madri, solitamente in una struttura adiacente il corpo stalla principale, nella quale vengono portati immediatamente dopo il parto.

È consigliato creare dei gruppi in base inizialmente all’età e poi al peso ed evitare il sovraffollamento. La prima poppata di colostro dev’essere garantita entro le 12 ore dalla nascita, prima è meglio è, per la maggiore capacità di assorbimento delle immunoglobuline oltre che dei nutrienti.

Si stima che un capretto ne dovrebbe ingerire 200 ml entro le prime due ore di vita, per poi riceverne 200 ml/kg PV (peso vivo) nelle prime 12 ore.

La somministrazione di colostro si protrae per i primi 5 giorni di vita e può essere effettuata tramite biberon, o attraverso secchi con tettarelle. Il sesto giorno si passa al latte in polvere, magari aggiungendo al colostro del giorno prima dei fermenti che rinforzino l’intestino in previsione del cambiamento. Ora, si può optare per la lupa (allattatrice automatica) o per i secchi o per sistemi “casalinghi” ma sempre funzionali (come tubi in plastica tagliati longitudinalmente che fanno da abbeveratoi o diversi biberon su uno stesso supporto artigianale), in base alle disponibilità economiche aziendali e al numero di capi da gestire.

La scelta migliore del latte da utilizzare è sicuramente quello per capretti – agnelli, piuttosto che di vacca, data la carenza in grassi essenziali.

È fondamentale controllare giornalmente che ogni capretto si alimenti adeguatamente e che siano tutti in salute, con un bel pelo e vivaci.

L’introduzione dell’alimento solido può avvenire dalla seconda-terza settimana, ed è d’obbligo riservare ai piccoli il miglior fieno che si ha a disposizione e lasciare anche della paglia in mangiatoia.

Svezzamento dei capretti: fondamenti comuni.

  • Nei box di svezzamento è fondamentale la presenza di lettiera soffice, pulita e poco polverosa, lampade riscaldanti, abbeveratoi accessibili a tutti gli stadi di crescita (predisposizione di “scalini” o di abbeveratoi ad altezza variabile) e mangiatoie per fieno, paglia e mangime.
  • I box devono essere adeguatamente dimensionati (prossimamente un articolo sui fondamenti per il benessere animale applicati alla progettazione) e ricordatevi che è meglio creare diversi piccoli gruppi, in modo da limitare l’accentuarsi di comportamenti gerarchici.
  • I parametri ambientali sono importantissimi: ponete attenzione alle correnti d’aria, che devono essere assenti, o al massimo non ad “altezza capretto” e alla temperatura. I capretti trovano confortevole una temperatura ambientale nell’intorno di 20 gradi, per essere certi di fornirgli abbastanza calore si utilizzano le lampade UV riscaldanti e se ne regola l’altezza controllando la temperatura in prossimità della lettiera. Dedicate del tempo all’osservazione del loro comportamento per valutare se è sufficientemente caldo: se stanno tutti ammassati, gli uni sugli altri, sotto le lampade, probabilmente stanno soffrendo il freddo.
  • Nel caso di mandrie in cui sono presenti patologie trasmissibili (https://consulenteagricolo.it/caev/) si rende necessario il trattamento del colostro tramite termizzazione a 56° per un’ora, per evitare contagi madre-figlio. Lo si può anche conservare congelato in piccole bottiglie per poterlo scongelare a bagnomaria a temperatura ambiente (non con microonde).
  • Soltanto dal quarto mese di vita potrete far conoscere ai vostri capretti, gradualmente, l’erba medica e il pascolo, in questo caso possibilmente un’area dedicata, non pascolata di recente dalle capre adulte.

In conclusione, non c’è un metodo giusto o sbagliato, c’è quello più affine al nostro modo di percepire l’allevamento e più in linea con il nostro sistema produttivo.

In ogni caso è fondamentale monitorare giornalmente i nuovi arrivati e concedergli le migliori attenzioni di cui siamo capaci. D’altronde si tratta di crescere il futuro della nostra azienda.