Siamo in piena raccolta ma già ci arrivano i primi dati della produzione olio 2018. Dati positivi o negativi? E la qualità?

Del Dott. Francesco Giannetti

produzione olio 2018

Produzione olio 2018: previsione e differenze con anni passati

Per l’olivicoltura italiana, la produzione olio 2018 si prospetta poco positiva a causa della scarsa quantità di prodotto disponibile.

Le cause sono dovute principalmente a:

  1. naturale alternanza delle annate di “carica” e “scarica”,
  2. alle condizioni climatiche che si sono susseguite dall’inverno in poi.

A proposito del clima, i danni da gelo sono stati molto comuni e hanno favorito attacchi di patogeni o, nel peggiore dei casi, la morte di molti olivi.

Sembra, secondo alcune analisi effettuate in campo, che l’aumento della presenza di rogna dell’olivo in molte regioni italiane sia proprio dovuto alle ferite causate dal gelo, attraverso le quali è entrato il batterio responsabile della malattia.

Attese produttive

Le attese produttive per il 2018 sono state orientate alla prudenza, certamente influenzate in molte aree del Paese, come già detto, dalla prevalenza di “scarica” per gli oliveti, che avrebbe contribuito a un rallentamento produttivo.

Al di là dell’entità finale che assumerà la contrazione produttiva della campagna 2018-2019, si rileva che negli ultimi sei anni, per la terza volta, le tradizionali annate di “scarica” si presentano con flessioni produttive la cui intensità supera l’abituale fisiologica alternanza.

Ciò è dovuto all’azione di concause che contribuiscono a flessioni produttive estremamente rilevanti. Questi fenomeni sono di grande impatto per un settore che non riesce più a contare su una produzione interna affidabile e continuativa.

È il caso delle 222 mila tonnellate prodotte nel 2014, annata caratterizzata dalla presenza massiccia di mosca dell’olivo, alla quale, due anni dopo, ha fatto seguito un 2016 con la produzione bloccata a 182 mila tonnellate, una delle più basse degli ultimi decenni.

Nella storia produttiva dell’olivicoltura nazionale, queste annate particolarmente negative generalmente si sono distanziate l’una dall’altra fino a 15 anni.

Negli ultimi anni invece, la sempre maggiore frequenza con cui si presentano anomale situazioni climatiche sta rendendo estremamente complessa la gestione di un settore strategico come quello olivicolo-oleario nazionale.

produzione olio 2018

Situazione attuale

Quanto sopra descritto implica anche considerazioni di più ampio respiro relativamente alle politiche settoriali.

Una quota consistente degli oliveti nazionali è infatti ancora gestita secondo modalità non professionali e raramente le aziende sono specializzate nella produzione olivicola.

Gli ultimi anni evidenziano, invece, che la gestione dell’oliveto è sempre più complessa e non può prescindere da professionalità, specializzazione e capacità di cogliere le opportunità offerte dall’innovazione.

Monitorare le produzioni e intervenire nei modi e nei tempi opportuni diventa una condizione necessaria per ottenere qualità, quantità ma soprattutto continuità produttiva e di reddito.

Si rileva infatti che un tipo di conduzione che si può definire “professionale” ha portato negli anni scorsi, nelle stesse zone, a perdite pari al 20% della produzione, mentre una conduzione “amatoriale” è stata gravata da perdite pari al 70% (ISMEA, ottobre 2018).

Produzione olio 2018

Secondo le prime indicazioni provenienti dalla rete di monitoraggio ISMEA, si stima un volume produttivo di olio che si potrebbe attestare intorno alle 265 mila tonnellate, che significherebbe una contrazione del 38% rispetto all’anno precedente.

A livello territoriale, emerge una divisione netta tra Centro-Nord e Mezzogiorno.

Nello specifico, al Nord si prevede un recupero della produzione di oltre il 30% rispetto all’anno precedente, grazie alla buona situazione della Liguria, mentre nelle aree del Centro si stima una lieve flessione produttiva legata alle problematiche di alcune aree di Lazio e Abruzzo, non compensata dagli aumenti stimati in Umbria e Toscana.

A pesare sul risultato complessivo è, tuttavia, la situazione al Mezzogiorno, da dove peraltro arriva oltre l’80% della produzione totale nazionale (AGEA, 2018), che quest’anno potrebbe vedere praticamente dimezzati i volumi rispetto alla campagna passata.

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